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Il grande Benfica degli anni ’60 e la maledizione di Béla Guttman

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Sin dalla sua nascita, il calcio vive di storie affascinanti, commoventi e a tratti incredibili. Potremmo iscrivere in quest’ultima categoria il caso unico al mondo dell’imbattibile Benfica degli anni ’60 che, dopo aver vinto 2 Champions League consecutive, non è mai più riuscito a vincere una finale europea. Il motivo? Qualcuno direbbe semplice sfortuna. Ma i tifosi dalla memoria più lunga danno la colpa di questi insuccessi alla tragica maledizione lanciata alla squadra dal suo ex allenatore, l’ungherese Béla Guttman.

Le due Coppe dei Campioni

Béla Guttmann con le 2 Coppe dei Campioni d’Europa conquistate a Lisbona. Foto: SL Benfica

Guttman era sicuramente un uomo di grande carisma e intelligenza. Laureato in psicologia, determinato quanto ironico, fu sempre (o quasi, come vedremo) capace di ottenere il giusto riconoscimento economico per la sua bravura come tattico. Negli anni in cui il calcio magiaro si impone in Europa, sfiorando addirittura la vittoria ai Mondiali del 1954 (sfumata in finale con la Germania), Guttman gira letteralmente il mondo insegnando il gioco del calcio in vari Paesi sudamericani e europei come, per l’appunto, il Portogallo, dove allena prima il Porto e poi il Benfica. È con la squadra di Lisbona che il tecnico realizza la sua impresa più grande, vincendo 2 Coppe dei Campioni consecutive, oltre a fare incetta di campionati e trofei in patria.

Negli anni ’60 Eusebio, talento scoperto da Guttman, fece le fortune del Benfica

La prima delle 2 finali è conquistata ai danni del fortissimo Barcellona di Suárez, con una squadra composta interamente da giocatori di nazionalità portoghese; la seconda è un’impresa ancor più epica, poiché i lusitani, guidati dal fenomeno mozambicano Eusebio, scoperto e plasmato da Guttman, rimontano per ben 2 volte lo svantaggio con un Real Madrid all’epoca già galàctico. Ai blancos, infatti, non bastano calciatori del calibro di Di Stefano e Puskàs per avere ragione di quel Benfica spettacolare.

La maledizione del Mister

1962, Guttman con Eusébio e Mário Coluna

Al termine di questo biennio sensazionale l’idillio finisce. Guttman, uomo astuto e notoriamente attaccato al denaro, forte del suo successo bussa alla porta della dirigenza del Benfica pretendendo un premio economico. Richiesta che a sorpresa si vede negare, con la giustificazione che non era prevista dal contratto. Decide così di lasciare di punto in bianco il club, non prima di lanciargli contro una maledizione che si rivelerà devastante: « Da qui a 100 anni nessuna squadra portoghese sarà 2 volte campione d’Europa e il Benfica senza di me non vincerà mai una Coppa dei Campioni », disse. Sembra incredibile, ma è andata proprio così. Da quel momento la squadra ha perso ben 5 finali nel torneo.

1963, Cesare Maldini e Mário Coluna. Scambio di gagliardetti prima della finale di Coppa dei Campioni. Foto: benficadojota.blogspot.com

Il tragico anatema colpisce al primo colpo già nel 1963, l’anno successivo al ben servito del tecnico: il Benfica viene sconfitto nella finale di Champions dal Milan di Rivera per 2 a 1. Dopo soli 2 anni tocca all’Inter prendere lo scalpo dei lusitani, in un match che termina 1 a 0 per la squadra nerazzurra. Seguono altre 3 finali perse, in maniera sempre amara e beffarda: nel 1968 contro il Manchester United di Bobby Charlton e George Best, finisce 4 a 1 dopo i supplementari; nel 1988, contro il PSV di Eindhoven, la delusione si consuma ai calci di rigore: gli olandesi vincono per 6 a 5; infine nel 1990 è ancora il Milan a vincere i lisboeti per una rete a 0.

La condanna non colpisce solo in Champions

L’11 dell’Anderlecht che nel 1983 “ruba” la Coppa Uefa al Benfica

Ma la maledizione di Guttman non colpisce solo in Coppa dei Campioni, bensì in tutte le competizioni europee. Nel 1983 arriva la prima delusione in Coppa Uefa, dove il Benfica perde per 2 a 1 la finale contro il modesto Anderlecht. Ma le 2 disfatte più recenti sono ancor più cocenti e arrivano in Europa League, il nuovo formato della Coppa Uefa: nel 2013 contro il Chelsea, con David Luiz che punisce all’ultimo minuto i lusitani con una capocciata in azione di corner (finisce 1 a 2). L’anno successivo, invece, dopo aver eliminato la grande favorita Juventus, il Benfica si arrende ai rigori contro il Siviglia (finisce 4 a 2 per gli spagnoli).

2014, un momento della finale di Youth tra Benfica e Barcellona. Foto: punditarena.com

Se ciò non bastasse, possiamo tranquillamente rincarare la dose! Negli ultimi anni, infatti, anche i ragazzi delle giovanili sono stati colpiti dal sortilegio. Nella Youth League, la Champions dei giovani, il Benfica è stato sconfitto in finale nel 2014 dal Barcellona e nel 2017 dal Salisburgo, outsider del torneo che partiva con ampi sfavori nel pronostico.

La statua di Guttman all’interno dell’Estadio da Luz a Lisbona

Insomma, possiamo dire di essere di fronte ad uno dei drammi sportivi più bizzarri della storia del calcio. Nel 2014 il Benfica, che ha sempre scetticamente sminuito la maledizione, ha dedicato una statua all’allenatore ungherese deceduto nel 1981, ponendola all’interno dello Stadio da Luz. Pare che nemmeno questo sia bastato a placare la sua ira. Ai tifosi del club non resta che sperare che questi 100 anni passino il più in fretta possibile. Mentre Guttman, dall’aldilà, si gode la sua vendetta.

Il grande Benfica degli anni ’60 e la maledizione di Béla Guttman ultima modifica: 2019-01-02T06:51:03+00:00 da Luigi Bove
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