LO SAPEVI CHE STORIA

Storia del Fado, Patrimonio dell’Umanità

José Malhoa - "O fado"

Il Fado delle origini era associato alla prostituzione. José Malhoa, "O fado" (1910), Museu do Fado, Lisbona

È l’anima, il cuore, e – come vedremo – per un po’ è stato anche il sangue (letteralmente) del popolo portoghese: ingiustamente considerato fino alla fine degli anni ’80 come un genere reazionario, da nostalgici del salazarismo, il Fado è oggi ascoltato da un pubblico di ogni età e estrazione sociale e nel 2011 ha ottenuto il meritato riconoscimento della comunità internazionale, assurgendo a Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.

La musica del destino

Musica e vino: i primi fadisti. Illustrazione da “História do Fado”, 1Pinto de Carvalho, 1903

Il termine Fado deriva dal latino fatum, ossia destino; nessuno sa quando sia nato esattamente: secondo i ricercatori, le radici del genere si devono far rialire al repertorio dei cantastorie medievali che narravano episodi di guerra contro i mori. Un’antologia che, a partire del secolo XVI, cominciò a includere storie di passione e delusione amorosa, passando dagli artisti di corte ai mendicanti e alle prostitute. Come quasi tutti i generi di musica popolare, il Fado si è “fatto le ossa” ed è cresciuto negli ambienti borderline, al confine della piccola delinquenza urbana. Lo abbiamo visto nella nostra storia del Bairro Alto: agli inizi del XIX secolo, epoca in cui già veniva regolarmente suonato nelle taverne e nei bordelli del celebre quartiere lisboeta, era la colonna sonora di bevute, risse, coltellate e fugaci incontri amorosi tra marinai e prostitute, che attiravano gli uomini nei locali proprio con le loro doti canore.

Maria Severa, considerata la fondatrice del Fado “moderno”, era una prostituta lisboeta. Illustrazione da “História do Fado”, Pinto de Carvalho, 1903

Il Fado come lo conosciamo oggi discende direttamente da quello che allora artisti squattrinati, ubriaconi e perdigiorno ascoltavano nelle animate notti del Bairro e di altri quartieri popolari di Lisbona. È soprattutto la musica della saudade e quindi dei migranti e altri viaggiatori malinconici, ragion per cui la figura del marinaio – con una terra e mille destini – continua ad essere la più calzante tra quelle che compongono l’immaginario iconografico legato al genere. Non a caso la prima canzone con la quale ha ufficialmente fatto il suo ingresso nella storia della musica è il classico Fado do marinheiro, risalente al 1840.

Genere di massa

Esibizione all’interno del Café Luso, Lisbona, anni ’40. Foto: restosdecoleccao.blogspot.com

Nella prima metà del XX secolo il Fado ha ormai acquisito una certa complessità melodica e lirica, emancipandosi dalle sue origini “maledette”: i versi popolari vengono sostituiti da vere e proprie poesie e i fadisti cominciano ad essere considerati “artisti”. Durante gli anni ’30 e ’40 il cinema, il teatro e la radio consacrano il genere presso il grande pubblico fino a trasformarlo nel genere mainstream per eccellenza, col beneplacito dell’Estado Novo. È la famosa “época de ouro do fado“, anni in cui aprono le prime Casas de Fado (ristoranti dove si può ascoltare musica dal vivo), dove per esibirsi era necessario disporre di una licenza professionale e di un repertorio approvato dalla Comissão de Censura. Gli unici temi permessi dal regime di Salazar erano la saudade, le pene d’amore, le piccole storie di vita quotidiana; testi che parlassero di problemi sociali e politici erano rigorosamente vietati e – all’occorenza – puniti. In questo contesto apparve Amália Rodrigues (1920-1999), tuttora considerata la più grande interprete di Fado di tutti i tempi.

La Regina del Fado

Amália Rodrigues in un concerto nel 1969

Di origini umilissime, Amália esordì nel 1939, ancora giovanissima, cantando nel Retiro da Severa, una delle più frequentate Casas de Fado di Lisbona. Contemporaneamente vendeva frutta per la strada, rinunciando a iscriversi a concorsi canori femminili solo perchè le altre concorrenti si rifiutavano di competere con lei; la menina era infatti assolutamente fuori concorso: gli impresari se ne accorsero ben presto e grazie al suo talento a al suo carisma Amália, poco più che ventenne, si ritrovò a diventare la prima acclamatissima stella portoghese, partecipando a numerosi filmnelle vesti di attrice-cantante. Al termine della sua carriera aveva pubblicato 170 album e venduto 30 milioni di copie, esibendosi nelle arene e nelle televisioni di tutto il mondo, in concerti durante i quali interpretava non solo i classici della tradizione popolare portoghese, ma anche fados contemporanei, scritti appositamente per lei da alcuni dei più prestigiosi musicisti e parolieri portoghesi. Fu così che l’artista modernizzò il Fado: attraverso un meticoloso aggiornamento del repertorio e dei testi, ma anche degli arrangiamenti, con accompagnamenti più sofisticati che per la prima volta si aprivano a quello che oggi i critici – semplificando – etichettano come World Music.

Dopo la dittatura

Carlos Paredes, considerato il “Maestro della chitarra portoghese”, nel 1958 fu arrestato a causa della sua militanza nel Partito Comunista

Il XX secolo, dunque, è stato per il Fado un’epoca di grande maturazione ed espansione internazionale: il genere rappresentava ormai il Portogallo nel mondo tanto che, come abbiamo visto, la dittatura ne controllava tutti i testi, permettendo la pubblicazione solo di quelli fondalmentalmente innocui. Il Fado era si l’anima del popolo portoghese, ma anche il simbolo della sua umiliazione di fronte al potere: non potendo parlare d’altro, la saudade espressa nei suoi canti rifletteva anche, certamente, la mancanza di libertà. In seguito alla caduta del Regime nel 1974 cominciarono a diffondersi le prime canzoni “impegnate”, che alla tristrezza e al fatalismo vissuti fino ad allora opponevano la speranza e l’ottimismo di un popolo che finalmente poteva cambiare pagina. Tra i musicisti più rappresentativi dell’epoca vale la pena citare almeno Zeca AfonsoCarlos Paredes Sérgio Godinho, tre leggende della musica popolare portoghese che spianarono il terreno alle future band pop-rock (Herois do MarGNR…) che per tutti gli anni ’80 e i primi anni ’90 dominarono le classifiche nazionali soppiantando il Fado, considerato reazionario.

Il nuovo Fado

Mariza, la nuova stella internazionale del Fado

Ma il genere non era affatto morto: al contrario una nuova generazione di fadisti, eredi di Amália, si apprestava a scatenare una nuova fado-mania. Perché di questo si parla: oggi il Fado non solo è tornato ad essere l’essenza più pura del popolo portoghese, apprezzato da un pubblico di tutte le età e senza più frontiere culturali, geografiche e stilistiche, ma è anche una delle galline dalle uova d’oro del Turismo de Portugal, che ne ha fatto una delle bandiere del Paese all’estero. Una tradizione antica proiettata verso il futuro: a partire dalla fine degli anni ’80 infatti, anche e soprattutto a causa della contaminazione con altri stili (vedi Madredeus), il genere è andato acquistando un sapore sempre più moderno e internazionale; senza rinunciare alla tradizione, si è aperto a nuovi temi e nuove sonorità, sopravvivendo indenne agli elettronici anni ’90 fino ad esplodere nei primi anni 2000 con l’avvento di artisti quali MarizaAntonio ZambujoAna Moura e Carminho (per citare i più famosi), i “giovani” che ne hanno letteralmente ricostruito l’identità.

Marco Sabatino

Autore: Marco Sabatino

Palermitano, classe 1979. Nel 2004 ho conseguito il diploma in Pittura (con tesi in Storia dell’Arte) presso l’Accademia di Belle Arti della mia città. Da sempre lettore vorace e appassionato di scrittura creativa, sono arrivato in Portogallo il primo ottobre 2009, e quasi contemporaneamente ho cominciato a scrivere per il BLOG DI MUNDO, dove racconto con un pò di ironia (ma giusto un pizzico, eh) del Paese e della sua straordinaria capitale, Lisbona.

Storia del Fado, Patrimonio dell’Umanità ultima modifica: 2018-12-27T10:23:19+00:00 da Marco Sabatino

Commenti

To Top