PERSONAGGI STORIA

Sant’Antonio, il lisboeta

Prociss⿿o De Santo Antonio

E’ uno dei Santi più amati della cristianità, eppure Sant’Antonio di Padova, come oggi é conosciuto, porta da sempre con sé una curiosa polemica legata al suo nome; questa denominazione infatti non indica la sua provenienza poiché egli é nato e cresciuto a Lisbona in Portogallo. Ció nonostante, nella tradizione popolare é ancora ricordato come Di Padova, fatto che negli anni ha avallato in molti italiani l’idea che egli fosse effettivamente originario della cittá veneta. Ma i lisboeti, devotissimi al Santo, non perdono occasione di rivendicarne con orgoglio la “paternitá”.

Le origini

A onor del vero, va detto che Antonio visse a Padova per appena 3 anni, gli ultimi della sua avventurosa vita. Fernando Martins de Bulhões – questo il suo vero nome – nacque in una facoltosa famiglia nel 1195 a Lisbona; ai tempi la cittá era tornata cristiana da circa 40 anni, dopo che Alfonso Henriques la sottrasse ai mori diventando cosí il primo re del Portogallo. Il padre Martinho, cavaliere del re, possedeva una bella casa che si affacciava sulla celebre Cattedrale di Lisbona (oggi nota come Sé), dove Fernando fu battezzato.

La Cattedrale di Lisbona, detta Sé

Nel 1210, appena quindicenne, entrò nell’Ordine degli Agostiniani presso l’Abbazia di San Vincenzo di Lisbona. Dopo circa 2 anni venne trasferito presso il Convento di Santa Croce a Coimbra, distante circa 200 km dalla capitale. Vi rimase per circa 8 anni, durante i quali studiò assiduamente teologia. Ma quando il destino ha in serbo per te un futuro da Dottore della Chiesa, la pace é un lusso che non può durare: nel 1219 arrivarono al convento i corpi decapitati di 5 frati inviati da Francesco d’Assisi in Marocco col compito di convertire i musulmani. Fernando rimase talmente sconvolto dall’accaduto da decidere di lasciare gli Agostiniani per entrare nell’Ordine francescano. Scelse quindi di cambiare il suo nome di battesimo in Antonio, in onore del monaco a cui era dedicato il romitorio dei francescani portoghesi, e di partire come missionario egli stesso.

Sant'Antonio visto dal pittore Bernardino Luini

Sant’Antonio visto dal pittore Bernardino Luini

Antonio si imbarcò alla volta del Marocco nell’autunno del 1220. Tuttavia, giunto in Africa, contrasse una febbre tropicale che lo costrinse a tornare in Europa. Ma nel viaggio di ritorno in direzione della Penisola Iberica, la nave s’imbatté in una feroce tempesta che ne deviò la rotta in direzione del Mediterraneo.

L’arrivo in Italia

L’imbarcazione naufragò in Sicilia. Qui, Antonio trovò rifugio nel convento francescano di Messina, dove venne a conoscenza del fatto che a maggio di quell’anno (1221) Francesco aveva convocato il primo Capitolo Generale, l’assemblea elettiva e legislativa dei frati dell’Ordine. Dopo un lungo viaggio, giunse ad Assisi dove conobbe personalmente il futuro Santo Patrono d’Italia. Un tale frate Graziano, allora a capo dei frati della Romagna, lo prese con sé, « non essendo stato chiesto da nessun Provinciale in quanto, essendo sconosciuto, pareva un novellino » (Papa Onorio III, 1223). Assegnato all’eremo di Montepaolo, vicino Forlì, il nostro ricevette l’ordine di predicare e da lì ripartì per una nuova missione di conversione, stavolta al nord Italia, dove erano diffusi i movimenti ereticali dei Catari e dei Patarini. Alla fine del 1224 si spostò nella Francia meridionale dove operò come missionario, anche lì, tra i Catari.

Dopo aver trascorso 2 anni in Francia, nel 1226 saputo della morte di Francesco, Antonio rientrò in Italia. Raggiunse Assisi il 30 maggio 1227, giorno d’apertura del nuovo Capitolo Generale, nel quale si doveva eleggere il successore di Francesco e scegliere i nuovi Provinciali. A quel punto Antonio non era più un “novellino”: la sua zelante attività di predicatore, che gli aveva addirittura valso l’appellativo di malleus hereticorum (“martello degli eretici”) gli fece ottenere il titolo di Ministro Provinciale per l’Italia settentrionale. Con appena 32 anni era ormai un frate importante e decisamente impegnato.

La canonizzazione

É in questo periodo che scelse il convento di Padova come sua residenza fissa, quando cioè non era altrove a predicare. Nella sua nuova veste di Ministro infatti cominciò un viaggio che passò per quasi tutto il Nord Italia. Visitò inoltre Roma per ben 2 volte. Le sue prediche cominciarono ad essere seguite da notevoli folli di persone, e non si fermarono nemmeno quando, sfiancato dai continui viaggi e dai lunghi digiuni ai quali si sottoponeva, si ammalò tanto da essere costretto a farsi portare in braccio sul pulpito. Morì il 13 giugno del 1231, all’etá di 36 anni.

La Basilica di Sant’Antonio a Padova

Grazie alla fama guadagnata, fin dal giorno dei funerali la sua tomba divenne meta di pellegrinaggio per migliaia di devoti che notte e giorno sfilavano davanti al sarcofago chiedendo grazie e guarigioni. Furono attribuiti così tanti miracoli alla sua intercessione che il Vescovo di Padova “a furor di popolo” dovette sottoporli al giudizio di Papa Gregorio IX, che a sua volta nominò una commissione di periti per raccogliere testimonianze utili al processo di canonizzazione. Tante furono le deposizioni raccolte che nel giugno 1232, un anno esatto dopo la sua morte, Antonio era nominato Santo con “53 miracoli approvati” e la denominazione di Sant’Antonio di Padova. Quello stesso anno iniziarono nel capoluogo veneto i lavori di costruzione della Basilica destinata ad conservarne i resti e che oggi riceve milioni di visitatori ogni anno.

Il retaggio

E i lisboeti, suoi concittadini? Devono tuttora accontentarsi di un “frammento di osso” del braccio sinistro, concesso dai francescani padovani e conservato nella cripta della più umile, ma altrettanto bella, Chiesa di Santo António de Lisboa, che sorge a pochi passi dalla succitata Sé nel luogo esatto dove, come vuole la leggenda, si trovava la casa dei suoi genitori.

Festeggiamenti in onore di Santo Antonio a Lisbona

In compenso al Santo é dedicata la più grande festa popolare della città, la famosa Notte di Sant’Antonio che ogni anno tra il 12 e il 13 giugno (anniversario della sua morte) riempie tutti i quartieri di marce, canti, balli e del caratteristico profumo di sardine, grigliate e consumate all’aperto da migliaia di avventori. Non é raro, durante questi balli, udire il grido trionfale « Santo António é nosso » (“Sant’Antonio é nostro”): una gioiosa rivendicazione dei natali del Santo, che si può – e si deve – annoverare come uno dei lisboeti più celebri al mondo. Un simbolo della città al pari di altre personalità come Fernando Pessoa e Amália Rodrigues. Anche se Antonio in questa città non è più tornato, ci piace immaginare che nella sua virtù nemmeno lui fosse immune al dolce tormento della saudade.

Marco Sabatino

Autore: Marco Sabatino

Palermitano, classe 1979. Nel 2004 ho conseguito il diploma in Pittura (con tesi in Storia dell’Arte) presso l’Accademia di Belle Arti della mia città. Da sempre lettore vorace e appassionato di scrittura creativa, sono arrivato in Portogallo il primo ottobre 2009, e quasi contemporaneamente ho cominciato a scrivere per il BLOG DI MUNDO, dove racconto con un pò di ironia (ma giusto un pizzico, eh) del Paese e della sua straordinaria capitale, Lisbona.

Sant’Antonio, il lisboeta ultima modifica: 2018-11-23T07:09:26+00:00 da Marco Sabatino

Commenti

To Top