Ufficialmente è chiuso per opere di riqualificazione. Da ben 6 mesi una recinzione proibisce l’accesso al Miradouro di Santa Catarina ai piedi del Bairro Alto, uno dei belvedere più celebri e frequentati di Lisbona. Ma i lavori non sono mai cominciati. Tra chi applaude al provvidimento e chi, distopicamente, lo vorrebbe addirittura venduto all’hotel a 5 stelle che si affaccia sulla sua piazzetta, le sorti dell’amato Miradouro sono al centro di una feroce polemica. Cerchiamo di fare chiarezza su quanto sta accadendo, senza allarmismi ma anche senza ingenuità.
Uno spazio libero
Il Miradouro di Santa Catarina è noto a tutti col come di Adamastor, per via della statua al centro della sua terrazza, raffigurante per l’appunto Adamastor, un gigante basato sulla mitologia greca, creato da Luís de Camões nel poema epico Os Lusíadas. Dal Miradouro è possibile godere di una meravigliosa vista sulla città bassa e il fiume Tago.
Un ambiente “giovane” e “sopra le righe”: il Miradouro prima della chiusura
Ma quello che lo ha sempre contraddistinto, rispetto agli altri belvedere della città, è la sua atmosfera per così dire bohémien: i frequentatori dello spazio erano perlopiù giovani studenti e artisti di strada, ma anche turisti in cerca di droghe leggere. Non è un segreto infatti che il Miradouro, e la via che vi conduce, sia popolata quotidianamente da pusher di fumo e erba, che vengono (o venivano) candidamente consumate sul posto. Beninteso: non è mia intenzione moraleggiare su questo aspetto; personalmente, sono favorevole alla legalizzazione e regolamentazione di vendita e consumo.
Il lussuoso hotel aperto l’anno scorso di fronte al Miradouro
Fatto sta che per alcuni abitanti e commercianti del quartiere si tratta di « un autentico scandalo »; i membri dell’associazione di residenti A voz do bairro lamenta da tempo che « Il Miradouro è noto a livello internazionale come un luogo di vendita di droga », che produce una situazione di « elevata marginalità ». Nel frattempo all’inizio dell’anno scorso apre nella piazza antistante un lussuoso hotel ricavato da un palazzo del 1750: ben 14 suites con vista sul Tago vendute a prezzi proibitivi per i comuni mortali. La struttura diventa rapidamente il simbolo della gentrification che obiettivamente colpisce la capitale portoghese. Qualcuno prevede, non senza ragione, che i suoi facoltosi clienti possano non vedere di buon occhio il villaggio globale che scorre placido sotto le loro eleganti camere.
L’improvvisa chiusura
Da agosto 2018 una recinzione proibisce l’accesso al Miradouro. Foto: Time Out Lisboa
Ad agosto 2018 la Câmara Municipal chiude improvvisamente il Miradouro, per « opere di riqualificazione dello spazio » che contemplano l’installazione di una recinzione permanente, come si conviene ad un comune giardino pubblico. Viene altresì avanzata la possibilità di revocare la concessione del Chiosco (di proprietà della stessa Câmara) all’attuale gestore per lanciare un nuovo concorso, poichè « il futuro concessionario sarà responsabile non solo di servire i clienti, ma anche di mantenere l’intero spazio pubblico pulito e sicuro » (público.pt). Con questa mossa il Comune intende palesemente dare una risposta ai residenti (e all’hotel?) preoccupati per il decoro dello spazio, ma finisce per provocare apprensione in un’altra fetta di popolazione, quella che di fatto viveva il Miradouro e interpreta il provvedimento come una “mannaia estetica”, col fine segreto di volere privatizzarlo. Questo nonostante il termine “pubblico” non sia mai venuto meno nei comunicati delle istituzioni.
Gli avventori del chiosco del Miradouro costretti ad ammirare il paesaggio dalle grate della recinzione. Foto: TimeOut Lisboa
Il Comune, carte alla mano, non prevede certo di trasformare Adamastor in un solarium privato (non siamo ancora arrivati a questo punto), bensì nel primo Miradouro della città ad “accesso condizionato” e “gestione condivisa”. Cosa, secondo il mio punto di vista, non meno controversa. Fatti i dovuti ridimensionamenti, parliamo di una piazza cittadina che dovrebbe aprire e chiudere con orari da museo e del gestore di un chiosco al suo interno che dovrebbe abbracciare l’onere di controlli che esulano dalla sua attività e che dovrebbero, in un mondo ideale, essere esclusivo appannaggio delle istituzioni.
La protesta
Mai così opportuni furono i bastoni per i selfie
L’annuncio della Câmara, accolto con giubilo dall’associazione A voz do bairro, ha quasi istantaneamente dato vita al movimento opposto di Libertem o Adamastor!, che nel settembre 2018 ha lanciato una petizione online contro il posizionamento della recinzione e l’accesso condizionato al Miradouro, misura che considera « arbitraria e autoritaria ». I sottoscrittori, lungi dall’avanzare fantasiose teorie della cospirazione, chiedono molto pragmaticamente che i lavori di riqualificazione dello spazio vengano interrotti fino a quando il provvedimento non sarà « debitamente discusso in seduta pubblica ». I lavori, a onor del vero, non sono nemmeno cominciati: pochi giorni fa, lo stesso sindaco Fernando Medina ha ammesso di aver commesso un errore, chiudendo il Miradouro prima dell’effettivo inizio dell’opera. Oggi, che questa è bloccata dalla polemica, Medina continua a difendere la visione di un Adamastor recintato, ma che « mai, in nessuna circostanza, sarà uno spazio riservato o privatizzato » (publico.pt).
Il sindaco di Lisbona Fernando Medina. © Global Imagens
A garanzia dell’affermazione, il 13 febbraio il sindaco si è prestato ad una affollatissima sessione pubblica – durata più di quattro ore – in cui è stato discusso il futuro dello spazio. In questa occasione è stata confermata l’intenzione di fornire il belvedere di tre “porte” che chiudano ad una certa ora della notte. Parimenti, è stata riconosciuta della municipalità una « infelice gestione del processo »: l’improvvisa chiusura del sito e il ritardo nell’avvio dei lavori hanno generato « dubbi e sfiducia », per i quali il sindaco si è dichiarato personalmente responsabile. Ciò nonostante, la fruizione per i cittadini del Miradouro è stata definita “sacra”: « Non potrebbe mai essere altrimenti, è uno spazio pubblico, e lo sarà sempre ». E i controlli all’accesso saranno – questa la vera novità – « nelle mani di un’entità pubblica in modo aperto e trasparente ».
La stradina che conduce al Miradouro. Foto: O Corvo
Il chiosco
I membri di Libertem o Adamastor!, tuttavia, restano scettici: « Quali sono gli studi che provano che il recinto risolverà il problema? », ha detto Ramos Rosa, uno dei portavoce, confermando il disaccordo del movimento sull’installazione di una recinzione e l’adozione di orari di accesso: « Il mantenimento della sicurezza pubblica e la tranquillità dei residenti non dipendono necessariamente dalla chiusura notturna del belvedere ». Alla dichiarazione di Rosa fa eco quella di Paulo Flor, sottintendente della Polizia di Stato, il quale ha affermato che « Per quanto mi piacerebbe avere agenti lì 24 ore al giorno, sfortunatamente non posso farlo. La polizia è un bene scarso » (publico.pt). E il gestore del chiosco? Rosa Lages, che da ben 23 anni serve bibite e toast agli avventori del Miradouro, sa solo che ha ancora « più di sei anni di concessione di questo spazio ora circondato da ringhiere ».
Vista con grata. Foto: publico.pt
Dice di sentirsi in una prigione, dal momento che il chiosco è proprio di fronte al recinto provvisorio che circonda lo spazio. « Non ho mai avuto paura di stare qui. Abbiamo solo bisogno di pulizia, igiene e pulizia », dice. Intanto registra una caduta del volume di affari dell’80%, dovuta alla ringhiera: « Le persone, al solo vedere la rete, non si fermano » (timeout.pt/lisboa/pt). Pare comunque, rispetto alle prime intenzioni, che il Comune abbia fatto dietro-front sulla possibilità di affidare il controllo dello spazio al gestore del chiosco. L’apertura del concorso è ancora lontana, ed è difficile (oltre che prematuro) parlare di quali saranno le condizioni.
Conclusione
Auto parcheggiate nella piazzetta antistante il Miradouro
Di certo c’è, secondo quanto riportato da tutti gli organi di stampa, che i documenti del progetto sono stati forniti ad entrambi i movimenti pro e contro recinzione. Il dibattito – nonostante tutto “democratico” – è in pieno svolgimento e siamo ben lungi dal porre la parola fine al caso. Altrettanto vero è che la scadenza per il completamento dei lavori, indicata ad agosto 2018, è l’ormai inverosimile marzo 2019. Forse sarebbe veramente il caso di riaprire. Anche perchè intanto l’unico vero beneficiario di tutta la polemica pare essere proprio il suddetto hotel a 5 stelle, che ha piazzato sedie e tavolini nella piazzetta antistante il belvedere, più elevata rispetto alla terrazza, e approfittato della stessa come parcheggio improvvisato delle auto dei turisti da 1000€ al giorno. Anche se, quasi per dispetto, non sono pochi quelli che continuano a fumare sigarette truccate poco lontano dalla sua porta.

