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Stretta sulle ONG, Iuventa: giovane di Lisbona imputato in Italia

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Miguel Duarte, uno studente portoghese dell’Instituto Superior Tècnico di Lisbona, rischia fino a 3 anni di reclusione in Italia. È accusato insieme ad altri 9 volontari di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il giovane di 26 anni faceva parte dell’equipaggio della Iuventa, di proprietà della ONG tedesca Jugend Rette. L’imbarcazione operava nel Mediterraneo ignorando deliberatamente le disposizioni del Viminale in materia di ricerca e soccorso in mare.

Il caso della Iuventa

Miguel è un giovane caparbio e senza dubbio coraggioso. Nel 2016 il desiderio di « aiutare chi fugge dalla guerra in Siria » lo ha convinto ad unirsi all’equipaggio della Iuventa. Sostiene di aver fatto appena quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, che all’articolo 98 sancisce il dovere di fornire assistenza a chiunque si trovi in pericolo in mare aperto. Tuttavia, questo trattato internazionale non prescinde né può prescindere dalle leggi nazionali dei singoli Paesi che in tutto il mondo controllano (legittimamente) porzioni di questo “mare”. Ciò vuol dire che il suddetto “dovere” deve attenersi a delle regole.

Iuventa

La Iuventa, l’imbarcazione della ONG tedesca “Jugend Rette” sequestrata dalle autorità italiane

La Iuventa era in questo senso “sorvegliata” delle autorità italiane per non aver firmato il Codice in materia di ricerca e soccorso in mare del Viminale, entrato in vigore nel luglio 2017. Il 2 agosto è stata fermata al largo di Lampedusa dalla Guardia Costiera italiana, che l’ha scortata fino al porto dell’isola. Lì l’imbarcazione è stata sequestrata e l’equipaggio accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Iuventa Operazioni

Operazione di soccorso della Iuventa, dal documentario di Michele Cinque

Miguel ha quindi partecipato al recupero di tantissime persone. Il punto è che la modalità con la quale lo ha fatto “sfora” dal suddetto protocollo dello Stato italiano, rifiutato dalla ONG con e per la quale operava. Secondo la procura, la Iuventa permaneva abituamente in prossimità delle acque territoriali libiche, prendendo a bordo persone in mano ai trafficanti africani per poi trasferirle sulle navi di altre organizzazioni.

Le “regole” italiane

Sono 13 gli impegni richiesti dal Viminale alle ONG in materia di ricerca e soccorso in mare. Non rispettarli esclude dal sistema di salvataggio. Tra i principali, c’è proprio l’obbligo di non entrare in acque libiche « salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata », al fine di non ostacolare le analoghe attività delle autorità del Paese arabo. È richiesto di ricevere la Polizia a bordo delle proprie imbarcazioni, « affinché possano raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani, senza recare ostacolo alle attività umanitarie ».

polizia migranti

Agenti di polizia a “ricevere” i migranti. Secondo un recente protocollo dello Stato, gli agenti devono essere lasaciati salire a bordo delle imbracaioni delle ONG

È richiesto inoltre « l’impegno a dichiarare (…) tutte le fonti di finanziamento per l’attività di soccorso in mare (…) nel rispetto dei principi di trasparenza ». Infine, le ONG hanno l’obbligo di recuperare, « una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile », le “imbarcazioni improvvisate” usate dagli stessi. Il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (ingresso e soggiorno illegale nello Stato) è punito in Italia ai sensi dell’articolo 12 del Testo Unico sull’Immigrazione del 1998, così come modificato dalla Legge Bossi-Fini. La norma prevede la reclusione fino a 3 anni e multa fino a 15.000 euro per « atti diretti a provocare l’ingresso illegale in Italia o in altro Stato di chi non è cittadino o non ne ha la residenza ».

Distinguere tra profitto e solidarietà

Certamente bisogna distinguere tra chi aiuta sotto richiesta di denaro il cittadino di uno stato terzo ad entrare o transitare clandestinamente nel territorio dell’UE e chi invece lo soccorre, senza scopro di lucro, in situazioni di pericolo. In Europa la direttiva 2002/90/CE, nota come “Facilitation Directive”, fornisce una definizione comune del concetto di favoreggiamento dell’immigrazione illegale. È proprio questa direttiva che stabilisce che gli Stati membri possano all’occorrenza appellarsi alla cosiddetta “clausola umanitaria”, che mette gli operatori che prestano assistenza in mare al riparo da eventuali denunce.

Bandiera Europea

L’UE fornisce una definizione comune di favoreggiamento dell’immigrazione illegale, ma lascia ai singoli Paesi l’onere di regolamentare il reato

Ciò nonostante, la Iuventa operava in aperto conflitto con le autorità italiane. Particolare che tecnicamente le impedisce di godere della clausola di cui prima, e giustifica l’ineluttabilità del fermo. Dal punto di vista, ovviamente, dell’Italia. In parole povere, c’è una bella differenza tra quelli che si arricchiscono sulla pelle dei migranti e coloro che li assistono senza nessun beneficio economico. Ma la Iuventa, secondo i sospetti delle autorità italiane, non é chiaro da che parte stia. Alla Giustizia adesso spetta il delicato compito di deciderne la sorte, insieme a quella di Miguel e degli altri 9 imputati.

L’appoggio dello Stato e dei privati

Il ministro degli esteri portoghese Augusto Santos Silva ha parlato lunedì scorso al termine di un incontro dei diplomatici dell’UE in Lussemburgo, assicurando a Miguel la massima assistenza dei Servizi Consolari. « Mesi fa », ha ricordato, « un episodio simile si è verificato in Grecia, con una giovane portoghese che aveva partecipato a operazioni di salvataggio nel Mediterraneo ». La ragazza è stata poi assolta. Lo stesso, si augura, accadrà con Miguel: « Dobbiamo guardare alle sue come azioni ispirate da ragioni umanitarie ». Miguel intanto, lungi dall’affidarsi totalmente alla diplomazia del suo Paese, ha intrapreso una campagna di crowdfunding, per sostenere la sua difesa. Lanciata nella piattaforma HuBB – Humans Before Borders, ha raccolto a 24 giorni dalla fine 37.368 euro (ore 23:39 del 18/06). I costi del processo, che potrebbe durare vari anni, si stimano in centinaia di migliaia di euro.

Miguel Duarte

“Salvare vite non è un crimine”: Miguel ha lanciato una campagna di crowdfunding per sostenere la sua difesa

In chiusura di questo articolo mi sento di citare in buona fede il fatto che nel testo della suddetta campagna viene riportato che Miguel rischierebbe non 3, ma ben 20 anni di reclusione. Dato peraltro riportato da tutti gli organi di stampa portoghesi. Non sono un esperto, ma nei testi istituzionali da me consultati non c’è traccia di questo numero. Nemmeno nel caso in cui l’ingresso illegale degli immigrati è fatto « al fine di destinarli alla prostituzione o allo sfruttamento sessuale », o per « impiegare minori in attività illecite », circostanze per le quali la massima pena prevista è di 15 anni. In mancanza di una inequivocabile conferma, ho quindi ritenuto opportuno riportare i dati ufficiali. Senza per questo esimermi dal mandare il mio personale, sincero in bocca al lupo a Miguel.

Marco Sabatino

Autore: Marco Sabatino

Palermitano, classe 1979. Nel 2004 ho conseguito il diploma in Pittura (con tesi in Storia dell’Arte) presso l’Accademia di Belle Arti della mia città. Da sempre lettore vorace e appassionato di scrittura creativa, sono arrivato in Portogallo il primo ottobre 2009, e quasi contemporaneamente ho cominciato a scrivere per il BLOG DI MUNDO, dove racconto con un pò di ironia (ma giusto un pizzico, eh) del Paese e della sua straordinaria capitale, Lisbona.

Stretta sulle ONG, Iuventa: giovane di Lisbona imputato in Italia ultima modifica: 2019-06-19T03:47:20-04:00 da Marco Sabatino

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